lunedì 30 novembre 2015

Da oggi ci sono anch’io

Riceviamo nella nostra casella di posta elettronica una bellissima missiva di un nostro lettore e non abbiamo esitato un attimo a pubblicare questa toccante testimonianza che Valerio, con parole semplici e profonde allo stesso tempo, ci ha voluto oggi raccontare nel post Messina - Juve Stabia. Da questa lettera si comprende come la dirigenza stia facendo davvero un ottimo lavoro.  


Da oggi ci sono anch’io
Impressioni di un profano del calcio per la prima volta allo stadio


 “Che libidine quando perdo. La sconfitta mi esalta e mi fa assaporare stimoli insostituibili.”  

Diceva così uno dei più grandi allenatori che abbia mai avuto il mio Messina, l’indimenticato “Professore”  Franco Scoglio. 

Ieri, allo stadio San Filippo, non vi è stata una vera e propria sconfitta: parlerei, al contrario, di uno scontro agguerrito tra due squadre di grande qualità. Il Messina da una parte e la Juve Stabia dall’altra.  Scontro agguerrito si, ma nel pieno rispetto reciproco delle regole. Non si è visto nulla di tutto quanto avviene nel “calcio che conta”, nelle categorie superiori, nel calcio delle grandi squadre e delle grandi società. L’intero incontro si è svolto in una cornice accogliente, e in un clima di serenità e distensione che attrae le famiglie e i più piccini.
Per me era la prima volta. La prima volta in tutti i sensi. Non avendo mai visto una partita di calcio dal vivo, seduto sugli spalti, mancava dentro di me l’esperienza diretta. Solo la gara dal vivo può darti quegli strumenti tali per poter valutare obiettivamente a 360° l’avventura che la nuova società sta prospettando agli instancabili e pazienti tifosi della squadra dello Stretto. 

La mia avventura, come ovvio che sia, è ancora allo stadio embrionale, avventura che si svilupperà nei prossimi mesi, avventura che è, ancora, all’alba del suo exploit e concede di vedere solo qualche raggio di luce. Come i pochi raggi di sole che ieri hanno illuminato il  mio primo pomeriggio tra i tifosi al San Filippo. Spiragli di luce che però hanno amplificato in me tutti i sensi: l'olfatto ad esempio; l’odore inebriante dell’erba che si levava ad ogni sbuffo di vento è stato indescrivibile. Così come la vista nell'osservare gli 11 ragazzi in calzoncini sputare sangue fino al novantesimo o l'udito che ha reso in me nitide le urla dei ragazzi che si sostenevano tra di loro in campo e quelle dei tifosi che in curva con cori prepotenti e rumorosi non smettevano mai di inneggiare i propri beniamini.
La presenza folta di giovani e bambini tra i sedili della gradinata (tribuna B) o tra le braccia dei loro genitori e i commenti del tifoso accanto, sempre puntuali e corroborati da una gestualità irripetibile e singolare, hanno reso il mio primo pomeriggio al San Filippo qualcosa di indimenticabile che ho voluto ribadire con questa mia lettera al vostro blog.  

Questo è tutto ciò che non si avverte attraverso il televisore o nella diretta in streaming,  seduti comodi sul divano di casa. Questo è tutto ciò che ho provato io, in prima persona, un’esperienza arricchente sotto ogni profilo, un desiderio soddisfatto ma non estintosi in quelle due ore di spettacolo puro. Un desiderio che voglio continuare ad alimentare.
Ieri il San Filippo non era pieno come mi aspettavo, anzi. I numeri ufficiali, diffusi post partita, dichiarano come la gran parte dei messinesi preferisce rimandare la propria presenza, forse perché non ancora consapevoli di quanto sta avvenendo nel mondo calcistico, in pieno fermento, della nostra città. Ieri al San Filippo c’ero anch’io e sicuramente sono l’ultima persona che può esprimere un giudizio tecnico, una valutazione tattica o una considerazione strategica. 
Posso però dire di essermi divertito! E affermo ciò senza retorica o frasi di circostanza, posso ribadirlo con certezza e credo che il calcio, per questa città, possa costituire davvero il volano di una nuova ricrescita, di un rilancio delle coscienze che ormai sono in crisi. Ripartire dal calcio vuol dire ripartire dalla base, dall’essenziale, vuol dire riconfermare quell’ immagine che la storia ci ha consegnato più volte, di una Messina triste, abbattuta, indifesa, gettata in un angolo e decisa però a non gettare mai la spugna.

Io ci credo, ancora una volta, pur avendo tutte le motivazioni per non farlo. 
Credo che questa sia veramente la volta buona.

Valerio La Torre



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